Nelle giornate del 29 aprile e del 7 maggio 2026, la suggestiva cornice della Sala Italo Tajo di Pinerolo si è trasformata in un vero e proprio laboratorio di sperimentazione d’avanguardia. I ragazzi del Coro e dell’Orchestra del Liceo, sotto la guida del M° Laura Bertolino, si sono immersi in una sfida creativa fuori dagli schemi: dare voce alle partiture grafiche di Treatise.
Un labirinto di segni e filosofia
Il punto di partenza è stato l’opera monumentale di Cornelius Cardew, un capolavoro della musica contemporanea composto da 193 pagine di linee, cerchi e geometrie astratte. Senza le classiche note sul pentagramma, i nostri studenti hanno dovuto affrontare un compito complesso: interpretare il pensiero filosofico di Ludwig Wittgenstein attraverso il suono, trasformando un’opera d’arte visiva in un’architettura acustica capace di dialogare con lo spazio storico della Sala Tajo.
Il metodo: dalla regola alla libertà
Guidati da Laura Bertolino, i ragazzi e le ragazze hanno seguito un percorso rigoroso ma liberatorio. Cardew, infatti, suggeriva che l’improvvisazione non dovesse essere spontaneità pura, ma il risultato di regole e metodi condivisi in anticipo.
Nelle due giornate di lavoro, il gruppo ha attraversato diverse fasi:
- L’esplorazione dello spazio sonoro: Gli studenti hanno “ascoltato” l’ambiente della sala, scoprendo come le risonanze cambiano a seconda della posizione, con e senza i propri strumenti.
- L’analisi visiva: I fogli della partitura sono stati studiati come mappe. Ogni studente ha contribuito a creare modelli sonori, decidendo quali dinamiche, pause e “masse sonore” associare a quei segni misteriosi.
- La percezione del tempo: Insieme, coro e orchestra hanno costruito un senso temporale comune, imparando a respirare all’unisono per far accadere l’evento musicale nel momento esatto.
Grazie a questa improvvisazione collettiva site-specific, i nostri studenti e le nostre studentesse hanno vissuto l’esperienza di una musica che non si limita a essere eseguita, ma che “abita” il luogo, rendendolo vivo e nuovo agli occhi (e alle orecchie) della comunità.







